Una
visione psicologica introduttiva
|
|
La
psicologia condivide con la medicina, in particolare con la psichiatria,
la tendenza a adottare termini con significati immediatamente noti anche
ai non professionisti, dando poi agli stessi termini delle
interpretazioni specialistiche che talvolta ne rendono l’utilizzo
abbastanza artificioso.
|
|
Per
questo l'articolo è dedicato prevalentemente ai colleghi psicologi e
psicoterapeuti o a chi sia disponibile ad affrontare culturalmente il
tema in maniera scientificamente ortodossa, seppur semplificata.
|
|
1. Cos’è “l’umore”
|
|
Il
termine oggi viene utilizzato nel linguaggio comune per indicare una
disposizione d’animo o un atteggiamento interiore ma può essere
interessante ricordare come quest’impostazione derivi ancora
dall’antica teoria di Galeno
che ipotizzava quanto il temperamento (inteso come l’insieme delle
caratteristiche specifiche d’una persona) potesse dipendere da un
miscuglio d’umori. Proponeva conseguentemente quattro temperamenti:
collerico, sanguigno, flemmatico e melanconico. La sua speculazione si
basava sull’impostazione ippocratica dei quattro umori
fondamentali: sangue dal cuore, flemma dal cervello, bile bianca dal
fegato, bile nera dalla milza.
|
|
Oggi,
il livello d’approfondimento sia medico che psicologico impone delle
declinazioni più precise, almeno del punto di vista diagnostico.
|
|
Per
comprendere il significato del concetto “umore” è utile partire da
alcune constatazioni di base. In
medicina e in psicologia, l’umore è inteso come lo stato emozionale interno d’un individuo,
ossia l’insieme delle disposizioni affettive e istintive che
determinano il tono prevalente dell’attività psichica. Questo stato,
peraltro caratterizzato da dinamismo, è in grado di condizionare la
qualità e l’intensità dei vissuti dell’individuo, come anche le
funzioni cognitive, comportamentali e volitive.
|
|
Deve
essere sempre ricordato che l’umore d’un soggetto, anche in
condizioni di sufficiente benessere complessivo (soddisfazione
soggettiva e qualità della vita),
presenta delle oscillazioni fisiologiche che dipendono da parametri
psicobiologici, da stimoli provenienti dal mondo esterno o da contenuti
del mondo interno.
|
|
Il tono dell’umore presenta
ovviamente variazioni sia quantitative, sia qualitative. Non è
possibile trattare il concetto d’umore senza ricordare che è
strettamente collegato a quello di “emozioni”, le quali, in
psicologia, vengono descritte secondo tre focalizzazioni: quella
soggettiva, quella comportamentale e quella fisiologica. Deve essere
questo punto evidenziato che mentre la terza focalizzazione permette
delle misurazioni oggettive, le prime due richiedono il contributo
attribuzionale da parte del soggetto al centro delle riflessioni.
|
|
2.
Cosa sono i “disturbi dell’umore”?
|
|
Sono delle alterazioni del
tono affettivo e del comportamento interpretabili come una risposta
esagerata alle emozioni che si affrontano quotidianamente.
|
|
In ambito psicologico
clinico, ossia quello dedicato non solo all’osservazione dei fenomeni
ma soprattutto al loro trattamento in chiave terapeutica, il termine
umore è spesso alternato o sostituito con quello di “Timia”. In
questo caso viene maggiormente dato l’accento allo stato globale
dell’umore, soprattutto in chiave psicopatologica, esplorandolo e
valutandolo secondo una bipolarità che scorre dalla timia depressa
(definita anche depressione dolorosa) all’agitazione maniacale
(euforia espansiva).
|
|
In
altri termini, nel momento in cui le condizioni d’una persona si
presentano rilevantemente alterate si può presentare delle deflessioni
(come nelle condizioni depressive) o delle esaltazioni (come nella mania
e nell’ipomania).
|
|
A
livello di primo inquadramento diagnostico sono distinti gli “episodi
d’alterazione dell’umore” (Episodio Depressivo Maggiore,
Episodio Maniacale, Episodio Misto ed Episodio Ipomaniacale), dai “disturbi
dell’umore” (Disturbi Depressivi, Disturbi Bipolari, Disturbo
dell’Umore Dovuto a Condizione Medica Generale e Disturbo dell’Umore
Indotto da Sostanze).
|
|
3.
Epidemiologia dei disturbi dell’umore
|
|
I
disturbi dell’umore possono assumere forme molteplici e, considerando
la presenza di rilevanti fattori endogeni e una mancanza di serie
storiche incisive, un’analisi epidemiologica ortodossa è difficile
|
|
Sono
però evidenziabili alcune informazioni chiave. La depressione è uno
dei più comuni disturbi psichici (circa 10% della popolazione adulta ha
sofferto d’uno o più episodi di depressione maggiore nel corso della
vita). Numerosi studi segnalano quanto il rischio di malattia sia più
elevato nei familiari di pazienti depressi (1,5-3 volte in più). La
distribuzione nei due sessi è condizionata dall’età: negli adulti e
negli adolescenti il rapporto maschi:femmine è di 1:2; nei bambini il
rapporto maschi:femmine è di 2:1
|
|
Se si considera il momento
dell’esordio dei disturbi si nota che circa
il 50% dei pazienti manifesta un disturbo depressivo prima di 40 anni,
senza un definito disturbo di personalità premorboso.
|
|
4. Eziologia dei disturbi
dell’umore
|
|
L’eziologia
è una branca disciplinare che cerca di costruire modelli circa i
fattori che causano la formazione d’una malattia.
|
|
La
ricerca medica, superando la visione psichiatrica classica, ha per ora
evidenziato almeno tre aree di riflessione:
|
|
VISIONE
MEDICO-BIOLOGICA
|
|
Genetica
|
|
Per una
parte dei disturbi sembra esserci una base genetica: il rischio di
malattia è più elevato nei
famigliari di
pazienti depressi.
|
|
A fronte di
marcata complessità ed eterogeneità del fenomeno, si afferma che la
componente genetica non è dunque da ritenersi determinante.
|
|
Sistema
neuroendocrino
|
|
Sono
stati documentati:
|
|
-
Iperattività
dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene
|
|
-
Ipoattività
dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide
|
|
-
Ipoattività
dell’asse ipotalamo-ipofisi
|
|
Sistema
immunitario
|
|
In
psiconeuroendocrinoimmunologia, secondo il modello olistico, si
evidenzia l’esistenza di rapporti fra vita emotiva, sistemi
neurotrasmettitoriali, sistema endocrino e immunità.
|
|
Nei pazienti
depressi è accertata la diminuzione dell’efficacia della risposta
immunitaria.
|
|
Questi
richiami confermano le relazioni corpo/mente ma non sono
sufficientemente declinate dal punto di vista psicologico.
|
|
Questo
secondo campo di studio ha evidenziato che allo stato attuale è
irrealistico cercare di isolare un singolo tratto o singolo gruppo di
tratti di personalità predisponenti. Altrettanto improponibile è anche
l’evidenziare un unico meccanismo psicologico esplicativo.
|
|
Di certo è
osservabile una ricca variètà di fattori psicologici che possono
essere identificati come alla base dei disturbi dell’umore. In
particolare, da qualche tempo si è evidenziato com’esistano alcuni
tratti definibili come “Personalità premorbosa” in correlazione
potenziale con il disturbo
depressivo. Questa condizione è caratterizzata da:
|
|
-
tendenza
ossessiva, perfezionismo
|
|
-
ambizione
e tendenza a vivere la realtà competitivamente in modo quasi compulsivo
|
|
-
tratti
di personalità dipendente e alla ricerca continua d’approvazione
sociale, gratificazioni esterne, conferme
|
|
-
personalità
orale
|
|
-
personalità
istrionica
|
|
-
bassi livelli di autostima e tendenza
all’autocritica
|
|
Esistono
poi delle visioni psicologiche specifiche, direttamente derivate dalla
pratica psicoterapeutica e socioriabilitativa:
|
|
VISIONE
PSICOLOGICO CLINICA
|
|
Teoria
psicodinamica
|
|
Sono ipotizzate
delle analogie tra lutto e depressione (Abraham e Freud)
|
|
Vissuti di perdita (sia concrete che
simboliche) e di colpa possono facilitare esperienze depressive
|
|
Prospettiva
sistemico relazionale
|
|
Meccanismi
equilibratori di tipo micro e macrosociale possono influenzare la
regolazione affettiva e quindi umorale
|
|
Spesso il soggetto depresso viene
portato dalle dinamiche familiari ad assumere ruoli di vittima
sacrificale e di capro espiatorio.
|
|
Approccio
psicosociale
|
|
La relazione madre/bambino è
riconosciuta come fondamentale per lo sviluppo di un senso di sicurezza
e fiducia,
propedeutico ad un orientamento positivo nei confronti delle esperienze
di vita.
|
|
In una logica
multidimensionale è certo :
|
|
-
il ruolo degli eventi stressanti
recenti sull’insorgenza della depressione (eventi che ruotano intorno
all’esperienza della perdita: morte del coniuge, separazione,
divorzio)
|
|
-
l’effetto
potenzialmente ricostruttivo dei fresh start
events,
eventi molto positivi ed imprevisti che riaccendono l’interesse per il
futuro, incidendo in modo rapido verso una risoluzione della condizione
depressiva.
|
|
Al
termine di questa breve carrellata dovrebbe apparire evidente quanto,
pur in presenza d’ipotesi eziologiche ben strutturate, la ricerca
scientifica deve ancora riuscire a comporre un quadro unitario
sufficientemente completo.
|
|
5.Informazioni
di base su diagnosi, prognosi e terapie
|
|
5.1. Diagnosi e prognosi
|
|
La
diagnosi medica è di solito irrinunciabile, anche allo scopo di
escludere con certezza la presenza d’una depressione secondaria legata
a cause biologiche.
|
|
La
diagnosi psicologica può basarsi sul colloquio clinico come anche
sull’utilizzo di scale questionari e test proiettivi,
|
|
Difficile semplificare i decorsi.
In maniera del tutto indicativa è possibile segnalare che normalmente un episodio di depressione senza
trattamento dura dai 6 ai 13 mesi, trattato dura 3 mesi. Se la terapia
è interrotta prima dei 3 mesi spesso riprendono i sintomi depressivi.
|
|
In
molte situazioni, anche supportate da trattamenti clinici, è elevata la
possibilità di ricadute dopo un primo episodio, anche con progressiva
riduzione degli intervalli liberi. Il consumo d’alcool e di droghe è
possibile fattore di rischio circa la ricorrenza di successivi episodi
depressivi.
|
|
Sono frequenti le complicanze,
talvolta anche con
rischio suicidario (soprattutto in compresenza di attacchi di panico,
uso di sostanze, e di sintomi quali deliri, allucinazioni, insonnia,
elevati livelli di ansia).
|
|
Non
deve poi essere dimenticato che il quadro clinico può assumere almeno
quattro decise specificità in base al ciclo di vita del soggetto:
bambino, adolescente, adulto, anziano.
|
|
5.2.Terapie
|
|
La
terapia dei disturbi deve discendere da una prima analisi della
rilevanza del fenomeno, anche dal punto di vista dell’adattamento
sociale. Un approfondimento medico può evidenziare come utili
trattamenti basati sulla farmacologia antidepressiva (antidepressivi
triciclici o atipici, stabilizzanti dell’umore)
|
|
Dal
punto di vista dell’intervento psicologico, il counseling può essere
opportuno nelle situazioni meno gravi, ma nella maggioranza delle
situazioni può essere necessario un orientamento di tipo
psicoterapeutico, spesso combinato con un trattamento farmacologico.
|
|
Non
è disponibile uno studio comparato decisivo sull’efficacia dei
diversi interventi psicoterapeutici. Gli approcci che maggiormente
rivendicano specificità nell’ambito di questi interventi sono
soprattutto la terapia cognitivo-comportamentale, quella psicodinamica
breve e quella interpersonale. Altre voci richiamano l’utilità d’un
intervento integrato che consideri in maniera globale i sette livelli:
fisiologico, emozionale, nominativo, normativo, razionale, teorico,
transpersonale.
|
|
Alessandro
Reati (psicologo)
|
|
|
|
BIBLIOGRAFIA
INTRODUTTIVA MINIMA
|
|
AA.VV.
ICD –10 Masson,
Milano, 1998
|
|
AA.VV.
DSM –IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali. Masson,
Milano, 2000.
|
|
AA.VV.
Medicina e salute. Milano,
Motta, 2004.
|
|
Ba
G. (a cura di) Metodologia
della riabilitazione psicosociale. Milano, F.Angeli, 1994.
|
|
Clarkson
P. (1995) La
relazione psicoterapeutica integrata.
Roma, Sovera, 1997.
|
|
Doron
R., Parot F., Del Miglio C. (1988)
Nuovo Dizionario di Psicologia.
Roma, Borla, 2001.
|
|
Gregory
L.R. (1987) Enciclopedia
Oxford della Mente. Firenze,
Sansoni, 1991.
|
|
Majani
G., Callegari S. SAT-P
Satisfaction Profile. Trento,
Erickson, 1998
|
|
Pieron
H. (1964) Dizionario
di psicologia. Firenze,
Nuova Italia, 1973.
|
| Trombini
G. (a cura di) Introduzione
alla clinica psicologica. Bologna,
Zanichelli, 199 |
| Note |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Cfr Clarkson
P. (1995) La
relazione psicoterapeutica integrata.
Roma, Sovera, 1997.
|