Prevenzione
e promozione del benessere. Riflessioni
introduttive per psicologi, professionisti del sociale e genitori
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1.
IL MONDO ADOLESCENZIALE
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Con
il termine adolescenza si indica la fascia d’età compresa tra i 12 e
i 19 anni,
quella cioè più ricca di cambiamenti a livello fisico, psichico ed
emotivo; ed è proprio per questo motivo che è considerata “l’età
dell’oro” per fare prevenzione. Infatti, l’adolescente si trova in
una fase di profondo mutamento, in cui deve fare scelte che saranno
fondamentali per la costruzione di una identità adulta, seppur
giovanile.
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Ma
quali sono gli elementi caratteristici nella costruzione di un’identità?
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Il
più evidente riguarda il corpo dell’adolescente: l’inizio della
pubertà, ossia il raggiungimento della capacità riproduttiva, porta
notevoli cambiamenti sia a livello fisico, che mentale. L’adolescente
si ritrova con un “corpo nuovo” e deve imparare a conoscerlo e ad
accettarlo sia biologicamente che psicologicamente; infatti, il giovane
ha bisogno di tempo per elaborare la trasformazione, la perdita e la sua
nuova immagine interna: deve costruire la propria identità corporea. Il
rischio maggiore è che il corpo possa essere considerato un ostacolo
nel rapporto con gli altri e per questo tenuto a distanza, negato,
odiato, messo in pericolo.
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Un
altro aspetto della costruzione della propria identità riguarda la
sfera emotiva: l’adolescente inizia a provare sensazioni, emozioni e
sentimenti nuovi, sconosciuti ed indecifrabili.
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Rilevante
è anche il tema della separazione e dell’individuazione. Infatti il
soggetto si trova a dover scegliere tra i modelli vecchi e quelli nuovi;
tra imposizioni e ribellioni; tra essere come si vuole o come si è o si
dovrebbe essere.
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Dal
punti di vista più complessivamente psicologico il leit motiv è il
concetto di “trasformazione”.
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Oggi
giorno, gli interventi preventivi svolti a favore della fascia d’età
adolescenziale, sono in continuo aumento, perché si è rafforzata in
diversi ambiti la convinzione (sia scientifica che politica) che sia più
indicato e produttivo attivarsi in una fase evolutiva, delicata e
critica della vita di ogni adolescente.
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Ecco
una possibile (e
assolutamente riduttiva) schematizzazione delle potenziali criticità di
questo ciclo di vita: |
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Dimensione
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Criticità chiave
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Psicobiologica
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una
percezione di sé talvolta distorta e confusa;
La
fatica ad adattarsi ai cambiamenti del corpo;
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Psicosociale
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una
particolare vulnerabilità emotiva; una
difficoltà nella gestione del cambiamento di ruolo entro le relazioni
con i pari o in famiglia; un
aumento dell’esperienze extrafamiliari ed extrascolastiche;
una
potenziale esternazione di disagi e paure attraverso agiti più o meno
“a rischio”
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2.
COSA SONO LA SALUTE ED IL BENESSERE?
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Comprendere
meglio il fenomeno salute è possibile soprattutto partendo da una
posizione “non professionistica”. Un non-sanitario o non-operatore
dei servizi psicoeducativi normalmente ritiene che “star bene”
corrisponda a “non essere malato”. In questo senso la salute sembra
essere un bene dato per scontato, una condizione che viene rivalutata e
portata al centro dell’attenzione solo quando sembra essere limitata o
in peggioramento.
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Certamente
esistono
però anche altri modi ci considerare la salute, anche in considerazione
che ogni soggetto (persona, gruppo, collettivo) identifica il concetto
in base alle proprie esperienze culturali ed alle proprie abitudini
sociali. Proprio per questo anche gli standard (apparentemente
scientifici) di ciò che può essere considerato buona salute possono
variare
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Deve essere assolutamente tenuto al centro
dell’attenzione che ormai da svariati decenni anche l’OMS[3]
si è orientata verso un concetto olistico di salute. Più
esplicitamente, l’OMS da tempo definisce salute “uno stato
soggettivo di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non
semplicemente l’assenza di malattie. Questa condizione può essere
colta attraverso la comprensione di almeno 6 diverse componenti: fisica,
psichica, emotiva, relazionale, ideologico-valoriale (detta anche
spirituale), sociale.
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In
sintesi, allo scopo di sostenere la valenza positiva dello stato di
benessere soggettivo, sarebbe utile tener al centro delle proprie
riflessioni alcuni punti chiave:
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Star
bene può significare cose differenti per differenti persone (anche in
base all’età, al genere, alla comunità ed al territorio di
riferimento)
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Sul
concetto di salute è stato scritto molto, spesso in base a diversi
riferimenti sia disciplinari, sia professionali, ma non esiste un
modello unificato ed estensivo
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Più
che impegnarsi in disquisizioni accademiche o di categoria è importante
che ogni lavoratore sanitario e psicoeducativo analizzi e definisca il
proprio concetto di salute e il proprio mandato socio-professionale
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3. ADOLESCENZA, SALUTE E BENESSERE
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Numerose
sono le ricerche che in questi anni sono state effettuate allo scopo di
capire atteggiamenti e comportamenti dei preadolescenti, degli
adolescenti e dei giovani.
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Dall’insieme
di queste ricerche sono emerse interessanti indicazioni sul rapporto che
gli adolescenti hanno con la salute.
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Infatti,
un giovane su cinque è un “antisalutista”, il quale aderisce a
comportamenti riconosciuti come rischiosi e, anche se è insoddisfatto
del proprio stato di salute, continua a mantenere delle abitudini
dannose, poco consapevoli e, talvolta, “fataliste”.
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Per
quanto riguarda l’adolescente e la percezione che ha di sé e del
proprio aspetto fisico, nella maggior parte dei casi egli “non si
piace”, non accetta il proprio corpo e tenta di modificarlo e
camuffarlo attraverso l’abbigliamento, il trucco, la pettinatura o un
‘intensa attività fisica e l’utilizzo degli ormoni per sviluppare
la muscolatura.
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Deve
essere sempre ricordato che l’adolescente si trova in una vera e
propria fase di transizione e trasformazione da bambino ad adulto e che
quindi molti comportamenti, apparentemente, borderline tra
insoddisfazione e sofferenza patologica sono in realtà da essere colti
come statisticamente “normali”.
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Fattori
causali di ordine psicosociale sono l’emersione di una
moltitudine di ansie legate al proprio aspetto, alla percezione
che si ha di se stessi e quella che gli altri hanno; inoltre emergono
anche delle ansie legate al cambiamento e soprattutto al non poter
controllare quest’ultimo.
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Tutto
ruota intorno a un‘infinità di preoccupazioni, talvolta di paure,
come anche a delle esplosioni emozionali che non tutti riescono a
gestire e a percepire in modo naturale.
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Per
fattori di rischio si intendono quegli elementi di ordine psicologico,
culturale, sociale che combinandosi nella storia di un soggetto possono
portarlo a vivere una situazione di disagio; proprio per questo oggi la
prevenzione deve essere caratterizzata da interventi multidisciplinari,
che quindi interessino diverse aree della vita del ragazzo.
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I
concetti di corpo, salute e malattia costituiscono quindi uno specifico
universo affettivo e relazionale, che va trattato come tale senza
pensare che la semplice informazione/comando circa
atteggiamenti ritenuti adeguati dal mondo adulto si trasferisca
automaticamente al rapporto con il corpo.
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4.
PREVENZIONE, PROMOZIONE ED ADOLESCENZA
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Per
evitare fraintendimenti è utile riprendere una modellistica classica
circa le diverse declinazioni del concetto “prevenire”, un concetto
spesso frainteso o, più o meno inconsapevolmente, manipolato sia dai
mass media che da professionisti del settore non sufficientemente
consapevoli circa le diverse sfumature della prassi. |
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I
diversi livelli preventivi
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PROMOZIONE -
PREV. PRIM. ASPECIFICA
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Favorire una
migliore qualità della vita, aumentare il benessere individuale,
potenziare i fattori protettivi a livello collettivo.
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PREVENZIONE
PRIMARIA SPECIFICA
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Ridurre
l’incidenza di una particolare di una particolare
malattia/problema/disadattamento
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PREVENZIONE
SECONDARIA
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Diagnosticare
il disagio/problema/malattia in fase iniziale e di intervenire prima che
la situazione di deteriori ulteriormente
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PREVENZIONE
TERZIARIA
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Cercare di
ridurre gli effetti collaterali negativi di un problema/malattia. |
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Una
ulteriore nota: ciò che definiamo prevenzione è un insieme di prassi
diversificate. La prevenzione di secondo e terzo livello derivano dalla
pratica clinica (sia medica che psicologica), mentre la prevenzione
primaria e, ancorpiù, quella aspecifica si basano sui contributi di
area epidemiologica e sulla psicologia sociale applicata, in particolare
quel filone definito psicologia di comunità.
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Volendo
cristallizzare almeno alcune delle componenti base dell’approccio di
comunità può essere funzionale utilizzare la sintesi seguente: |
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I
tre assunti del modello “processo/persona/contesti/ambiente” (Bronfenbrenner)
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Persona
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è
una entità dinamica, ossia un soggetto attivo che reagisce alle
pressioni ambientali e ristruttura il proprio spazio di vita
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Rapporto
individuo/ambiente
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è
connotato da reciprocità; sia l’ambiente, sia l’individuo sono in
grado di influenzarsi a vicenda
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Contesti
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anche
quelli più remoti (ossia quelli non direttamente sperimentati) possono
produrre delle modificazioni nel comportamento dell’individuo
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Conseguentemente,
il concetto di nicchia ecologica viene proposto come quel contesto
ambientale (inteso sia in senso fisico che relazionale) in grado di
facilitare o ostacolare lo sviluppo delle persone che lo frequentano in
base alle combinazioni tra i fattori personali e le caratteristiche
ambientali. In altri termini, il comportamento umano è determinato
dall’influenza di una serie di strutture concentriche tra loro
interdipendenti e dal modo in cui tali dimensioni sono percepite ed
integrate dal singolo.
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Questo
approccio costringe, costruttivamente, ad essere estremamente sensibili
a quale focus i professionisti utilizzano nelle loro prassi per
comprendere e soggetti: riduzione delle criticità o sviluppo delle
potenzialità? |
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Focus
su criticità
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Focus
su potenzialità
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Approccio
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Debolezza,
soluzione del problema affrontando il deficit
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Forza,
costruire
sulle competenze
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Definizione
del problema
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Istituzionale
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Partecipata
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Strumenti
di cambiamento
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Informazione, educazione,
miglioramento dei servizi, cambiamento individuale
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Rinforzare
la comunità, la sua capacità di controllo (potere) accrescere le
risorse e le capacità, cambiamento anche politico ed economico
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Ruolo
degli
operatori
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Centrale
rispetto al
potere decisionale
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Risorse
della comunità nella
soluzione del problema
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Scopo
della partecipazione
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Aiutare
a diffondere e rendere i servizi più idonei alla comunità
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Accrescere
il senso di proprietà e controllo, migliorare
le condizioni sociali
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Principali
decisori
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Ruoli
istituzionali
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Leaders
spontanei
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Visione
dei gruppi e della comunità
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Luoghi
in cui si manifesta il problema, consumatrice
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Fonte
di soluzioni, autodefinita, luogo da vivere
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Controllo
delle risorse
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Interno
al servizio
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Negoziato
con i collettivi
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Senso
di proprietà collettivo
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Basso
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Elevato
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Nell’intervento
a favore degli adolescenti, prevenire il malessere e promuovere il
benessere dovrebbe tradursi complessivamente come:
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-
sostenere e accompagnare l’adolescente nel suo percorso di crescita
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-
aiutare il soggetto a pensare autonomamente, desiderando e progettando
un concreto futuro possibile
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-
valorizzare e far emergere le risorse e incrementare il protagonismo del
singolo.
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-
promuovere un vero “empowerment” ossia un “aumento di potere”
consapevole e non automaticamente “adeguato” alle aspettative del
mondo adulto
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-
considerare il naturale e ciclico bisogno di ognuno di trovare un posto
sicuro nel quale potersi rifuggire, per riflettere sui propri dubbi,
insicurezze, soddisfazioni, e traguardi.
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In
questo senso si può parlare di una dialettica prevenzione- promozione:
infatti, per prevenire situazioni di disagio, si promuove un certo stile
di vita e un certo modo di affrontare i responsabilità ed opportunità
evolutive.
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5. LA SCUOLA E LA PREVENZIONE
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Negli
ultimi vent’anni, la scuola si è aperta al territorio e ha tentato di
cooperare con le istituzioni limitrofe per raggiungere degli obiettivi
comuni, inoltre si è fatta carico dell’obiettivo ambizioso di educare
i giovani ad “essere”, agendo preventivamente in difesa della loro
salute e di quella sociale.
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Prendendo
in esame la scuola a confronto con la prevenzione emergono i seguenti
punti:
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-
la scuola è uno luogo adatto per svolgere attività preventive, grazie
alle quali, i giovani possono potenziare le proprie risorse individuali
e contestuali
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-
le pratiche della crescita si rivolgono solitamente a soggetti in agio,
cioè a persone senza esplicite problematiche cliniche.
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-
la promozione (prevenzione primaria aspecifica) può essere considerata
una delle pratiche di crescita e quindi si rivolge a soggetti in agio
(sia individui che gruppi e collettivi) con lo scopo di aumentare le
loro competenze e, conseguentemente, renderli più in grado di
autogestire eventuali forme di disagio o, ancor più precocemente, di
difficoltà evolutiva.
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-
la prevenzione, rispetto ad altre pratiche, non è centrata solo
esclusivamente sulle persone ma anche sui vari contesti di appartenenza.
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Un
rapporto significativo è quello che si sviluppato ed in continua
evoluzione con i sistemi socio-sanitari; all’interno di quest’ultimi
da alcuni anni, si è creata una tendenza verso il superamento di
qualunque prassi di trasmissione spontanea; di conseguenza sono state
pensate e programmate una serie di iniziative di prevenzione, in modo
tale da permettere una giusta apertura di nuovi spazi di partecipazione,
anche in senso territoriale.
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Al
momento il rapporto tra questi due ambiti si sta solidificando e
evolvendo grazie alla programmazione e realizzazione di progetti di
prevenzione/promozione riguardanti diverse tematiche e argomenti
ritenuti importanti e delicati soprattutto per l’età giovanile; tra
questi ricordiamo l’uso di sostanze stupefacenti e l’alcool, la
sessualità, l’educazione alla salute e l’educazione agli affetti,
il rapporto figlio/genitori.
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Anna
Bazzo (Educatrice professionale), Alessandro
Reati
(Psicologo)
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BIBLIOGRAFIA
INTRODUTTIVA MINIMA
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Fondamenti di psicologia di comunità.
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Contessa G.
La prevenzione. Milano,
1994
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Crepet P.
Vite esagerate. Milano, 1994
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Elwes L., Simmet I. Educazione alla salute.
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Giori F.
Adolescenza e rischio.
Milano, 2003
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Ingrosso M.
La salute come costruzione sociale.
Milano, 1994
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Martini R., Sequi R. Il lavoro nella comunità.
Roma, 1988
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Martini R., Torti A. Fare lavoro di comunità.
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Moren E.
I sette saperi necessari all’educazione del futuro. Milano, 2001
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Pellai A.
Educazione sanitaria.
Milano, 2002
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Regoliosi L.
La prevenzione possibile.
Milano, 1999
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Note |
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